I giorni dei morbi

I giorni dei morbi oltre a rendermi socialmente incompatibile sono sempre quelli in cui realizzo appieno che il mio apparato digerente segue tassativamente la mia età anagrafica. Ma sono anche quelli in cui realizzo che per curare le mie ferite, ma anche per coltivare i miei sogni, non posso fare altro che scrivere, raccontare, comunicare. E infine sono quelli delle prese di coscienza più pesanti. Perciò portate pazienza se ogni tanto il mio entusiasmo verso le infinite possibilità e gli infiniti punti di vista che ci offre la vita, la mia allegria, la mia fiducia verso il genere umano (malgrado tutto), possono tramutarsi in nostalgia. In giorni come questo sento predominare la cura come l’unità di misura. La identifico nello spartiacque tra il mondo fanciullo e quello adulto, in ciò che sancisce la crescita. Eppure per quanto tu possa essere cresciuto sarà eternamente meraviglioso leggere dell’affetto sincero nella preoccupazione e nell’interesse delle persone verso la tua storia o la tua condizione. Ho capito di essere cresciuta quando le volte in cui mi sono presa cura sono diventate maggiori di quelle in cui sono stata curata. Dicono che l’amore dato e ricevuto annulla le paure e le nostalgie, insieme alla tenacia nel darlo a prescindere. E la cosa che mi manca di più in giornate come questa è quel senso di famiglia e protezione che è il trampolino di lancio della migliore tra le indipendenze, quella che ti concede di poter star male senza temere che la tua autonomia venga messa a dura prova. L’esserci anche da lontano, il saper rimanere, il punto di riferimento. L’indipendenza è quel sano e supremo stato di benessere lontano da ogni forma di egoismo che non è vessillo assoluto ma capacità di cavarsela senza vergognarsi di desiderare un porto dove approdare nei giorni sì e in quelli no, così come si è. La famiglia è questo. E può essere un uomo e una donna, un nucleo proprio, gli amici. Ma la sicurezza delle spalle coperte che ti incoraggiano a fare il salto, è propria della famiglia d’origine. La puoi trovare sempre lì. È la consapevolezza che la tua indipendenza rende felice te stesso ma anche le persone che ami. Perché non c’è io senza noi e viceversa. Mi sono chiesta spesso quanto io fossi sufficientemente matura e pronta ad affrontante situazioni inimmaginabili prima. Ma la vita accade e ti stupisce per la bellezza di alcuni suoi momenti e per la spietatezza e di altri, e ti stupisci di come ci sia riuscita. Ci sono giorni in cui sentirmi figlia mi manca particolarmente e allora lo scrivo, non per essere compatita ma perché quando, ancora oggi, alzerei la cornetta per chiamarli o andrei ad abbracciarli, mi sento in dovere di ricordare quanta fortuna e ricchezza si abbia ad averli, ad aver qualcuno che qualsiasi cosa succeda è sempre lì per te e con te. E nonostante desideri la mia di famiglia, farò sempre fatica ad accettare la loro assenza prematura e la loro mancanza nelle fasi della mia futura vita.

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