Il bollino antifrode

Il bollino antifrode è un dramma social. Già era imbarazzante da parte dell’elettore chiedere ad un comprensivo volontario di prestarsi ad immortalarlo – rapidamente, per non compromettere e violare la serietà e l’importanza del gesto – mentre imbucava la sua scheda nell’urna, al fine di dimostrare al popolo di aver esercitato il proprio diritto e dovere e dare così il buon esempio ai compagni potenziali elettori e ai giovini nuovi arruolati. Adesso si aggiungerà anche l’imbarazzo della finzione dell’inserimento. Lo permetteranno? A quanti cm dall’urna deve stare la scheda affinché lo scatto sia possibile? Chi avrà il coraggio di chiederlo? Chi si spingerà così oltre? Chi rischierà l’annullamento? Avrebbero potuto, una volta staccato il bollino, riconsegnare la scheda all’elettore e lasciarci l’ebbrezza di inserirla nella fessura con le nostre mani. Un gesto che suggella il contributo in amor patrio. In realtà il mio sogno era di appiccicare i bollini come si mettono i timbri. Meccanicamente, senza pensare. Non l’ho realizzato. Non attacco bollini né ho il piacere di inserire la mia scheda nell’urna. Tuttavia, per tradizione, disattiverò il cellulare e mi recherò con la chioma bell’e fatta a dare il mio voto. Stay tuned. Chicco, lo faccio più per te che per il Paese. #elezioni2018

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