Affogare in un gelato 


Poco meno di 24h ore cheek to cheek con mio fratello e non ho maledetto il momento in cui ho dimenticato gli auricolari nell’altra borsa. Merito un premio. Ho resistito a un’ora di curve, sostituite inammissibilmente ed incomprensibilmente a mezz’ora di autostrada sgombra, ho resistito alla riesumazione mnemonica di tutto l’albero genealogico, abbiamo mangiato fast food in macchina, ho resistito a lui che intonava canzoni struggenti degli U2, prima fra tutte One, con pathos e trasporto, durante l’impacchettamento e la chiusura degli scatoloni. Abbiamo parlato, l’ho visto pensieroso, ho cercato di rassicurarlo per quel che è nelle mie facoltà. È l’istinto di protezione che m’ha sempre fottuto. Ed è quello con cui combatto quando mi dico che devo esercitarmi ad indirizzarlo e incanalarlo su di me. Ho superato per giunta il dirimpettaio e qualche povero stereo o dispositivo tecnologico in suo possesso, costretto a diffondere le canzoni di Tony Colombo (nella fattispecie quando ho attivato Shazy per capire se fosse Nino D’Angelo o similari, lui mi ha trovato “facimme pace”. Una hit da classifica, come potete immaginare). Ho superato gli auguri ai nuovi proprietari, un caldo da Ottuglio, un sonno che vorrei addormentarmi ora e dormire beatamente fino alle 6 di domattina, il simpatico direttore di banca dotato di ironia zelighiana che voleva lasciassi la monetina nello sportello portaoggetti (avete mai visto una cassetta che per chiudersi necessita di una moneta da 1 o 2 Euro? Che si nun ce l’hai prima di entrare in banca devi andare al bar, prendere un caffè o un pacchetto di gomme e poi tanto 100 a 1 quella moneta te la dimenticherai lì nella fessura presa dalla fretta di recuperare i tuoi effetti personali e andartene). Ho resistito alla tenerezza straripante dell’anziano signore che ora si è seduto vicino a me con il suo carrello contenente due piantine, il pane, il latte e qualche snack, un carrello così ampio per poche cose dove spiccano fiori bellissimi che lo riempiono a prescindere. Ho resistito nonostante stessi trasudando commozione (lo so, devo farmi vedere da uno bravo). Un premio me lo meritavo. E allora ho affogato tutto in un gelato (uva fragola, limone e panna). A Roma. Con 25 gradi e un sonno che pareno due.

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