Buondì col botto


Per la serie pubblicità col botto. Augurare “Buondì” da oggi sarà presagio di giornata sventurata. Come quando venni a conoscenza, da amici che si apprestavano a cominciare dei turni di lavoro notturni, che augurare loro “buonanotte” significava favorire ed attirare, al contrario, una notte buia e tempestosa piena di interventi ardui, scomodi e pesanti. A me sembrava un incoraggiamento e un segno di vicinanza e di educazione, invece i loro sguardi terrorizzati mi hanno inibito per sempre l’augurio al punto che quando mi veniva spontaneo pronunciarlo ho avuto paura di non frenarmi in tempo e di essere l’unica responsabile della loro nottata di passione disgraziata. Una volta il Buondì era una soffice brioche ricoperta di glassa e granelli di zucchero, adesso è una bomba. Non ad orologeria ma un ordigno nucleare. Rilanciata alla grande sul mercato ancor più di quanto già non si fosse affermata per anni di tradizione commerciale tra gli scaffali dei supermercati, di colazioni sulle tovagliette delle famiglie italiane e di merende mangiate da bimbi che hanno aperto la confezione facendola scoppiare con soddisfazione come, a proposito, una bombetta. Ma lo sanno che nei luoghi pubblici adesso sarebbe meglio evitare questi giochini ingenui? Lo sanno che se prima potevano essere divertenti, adesso potrebbero far identificare un potenziale nuovo bullo? Ma poi si sono decisi ad eliminare dagli ingredienti l’olio di palma? No perché sennò non meriterebbe alcuna pubblicità, figuriamoci se la pubblicità invece la fanno e fa pure discutere. Del nuovo spot (che riprenderà il più presto possibile magari con un happy end, dopo aver compreso l’indice di gradimento del precedente, per mettere tutti d’accordo e per continuare a cavalcare il mercato) a me impressiona ed inquieta di più il messaggio forbito della bimba con la voce da aliena, un mix tra Super Vicki e Siri. Diciamo che, da un punto di vista adulto e avvezzo alle nuove modalità di comunicazione, lo spot appare profondamente irreale fin dall’inizio, e pure l’ambientazione, le voci, i toni, i sorrisi, i costumi, la costruzione scenica da Mulino Bianco, lo rendono così finto seppur verosimile, che nel caso ci strappasse un sorriso o grasse risate, sul finale altrettanto assurdo, non dovremmo sentirci delle brutte persone. È come dire “che mi prenda un accidente se”, “fulmine/peste ti colgano se” per pura abitudine al modo di dire e sapendo di non procurar male a nessuno, altro discorso è poi vedere un asteroide che effettivamente disintegra a seguito di una bugia o di un’azione sbagliata. Ma è un asteroide. Il culmine della finzione. Può far ridere, può far rimanere male perché è una madre ad essere colpita, un messaggio negativo ed insensibile. Sicuramente ci sono scene trasmesse consapevolmente in TV molto più volente e reali. Non so come la psicologia infantile possa elaborare questa pubblicità, se possa subire o meno questa scena, soprattutto in tempi come questi attuali. Dal punto di vista etico e didattico non credo sia una gran trovata, ma nell’era della satira, del black humour, dell’ironia dissacrante, pare possa passare anche questo. 

Insomma, son cambiati i tempi, e bisogna fare dell’ironia un’arma innocua e del moralismo buon uso.

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