Ottusità emotiva 


Siedo in un posto ameno in attesa di feedback in compagnia de “La tentazione di esistere” di Cioran e di un’emicrania che pulsa alla velocità del vento. Leggo, bevo, scrivo, penso, mi documento, telefono, digito, mi guardo intorno e deduco che la maleducazione non è soltanto sinonimo di cafonaggine, mancanza di percorsi didattici, mancanza di conoscenza di buone norme, assenza di comportamenti consoni, di garbo, di buona dialettica, ma che spesso è anche mancanza di connessioni con il prossimo. Di tutte quelle che si intessono durante la giornata con le persone con cui approcciamo, qualsiasi sia la situazione, qualsiasi sia lo status sociale e culturale, qualsiasi sia il grado di conoscenza e confidenza. Connessioni affettive ed emotive, quelle senza alterigia e superbia, quelle gentili, affabili e umane, che sanno toccarti con delicatezza. Molti non ne sono capaci. Mancano totalmente di intelligenza emotiva. Parafrasando proprio Cioran, pare si respiri troppo velocemente per poter cogliere le cose in se stesse, per curarne, rispettarne o denunciarne la fragilità. E ineducazione a cogliere significa rimanere in superficie credendo di poter liberamente infliggere al prossimo quella supponenza graffiante erroneamente spacciata per personalità.

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