Oltre il calcio. Vita, storia, leggenda, epica. 


Sono le 19:15 del 28 Maggio 2017, 9° minuto di gioco, 2° tempo, Roma-Genoa. Entra il più grande giocatore di tutti i tempi. Nel clima più caldo di tutti gli stadi. Tra i colori più accesi di tutte le bandiere. Con i tifosi più belli di tutto il calcio. Sì, il più grande giocatore di tutti i tempi. Possiamo discuterne all’infinito senza venirne a capo, semplicemente perché si discuterebbe di una verità assoluta, oggettiva, indiscussa ed indiscutibile. Ce l’abbiamo solo noi, qui nella nostra amata Roma, e non baratterei mai tutto questo, lui, le sue prodezze e le emozioni profonde che c’ha regalato, con nessun trofeo al mondo. Perché cosa sono i trofei rispetto a tutto questo? Vittoria è come sei riuscito a farti amare, vittoria sono il calore e l’amore che diffondi, vittoria è far parte della storia, vittoria è suscitare emozioni vere ed intense, vittoria è aver dato a una città tutto il meglio di te, vittoria è la fedeltà al tuo popolo, vittoria è l’amore che riempie lo stadio. E per me è stato come aver vinto 25 scudetti di fila. Sono le 19:59 del 28 Maggio e dopo 25 anni Totti ha finito di giocare a calcio. Il più grande artista del nostro calcio ha smesso di giocare. L’ultima bandiera del calcio che fu, degli album di figurine con gli storici protagonisti della nostra infanzia e adolescenza, e che ci ricorda proprio quel calcio bello, sentito, pregiato e autentico per il quale i trofei sono un dettaglio trascurabile. Francesco ieri ha suggellato un pezzo di vita divenuto storia. Perché qui c’è molto più del calcio. Questa è vita. È antropologia. È la storia di questa città. Che ti ama da impazzire, Capitano.

Ecco perché le polemiche sollevate sull’assolutismo totalizzante nei confronti di Totti sono infondate, sterili e fuori luogo, soprattutto se rapportate alla vastità di emozioni belle e positive trasmesse. Spesso (ma non in tutti i casi) sono polemiche accese da chi utilizza il proprio pensiero da bastian contrario alla massa o alla maggioranza, probabilmente perché ritiene sia livellante conformarsi ad essa. Mi pare giusto e lecito che si possa non essere d’accordo, che non ci sia trasporto, e c’è infatti chi lo argomenta in maniera ineccepibile. Mi sembra inoltre logico e chiaro che delle posizioni si prendano inevitabilmente nella vita e riguardo ciò che ne concerne, e che si possa discutere civilmente rispettando l’opinione altrui senza produrre necessariamente ogni santa volta strenue ed inesauribili lotte tra fazioni opposte, granitiche ed estremiste che guerreggiano dimostrando ognuna la fondatezza delle proprie ragioni, come è modalità consueta sui social. Ma mi accorgo che molti di questi giudici severi basano i loro interventi sulla critica fine a se stessa senza minimamente godere del bello, anzi criticando pure ciò che muove bellezza e andando ad analizzare tutti i peli nell’uovo che in una circostanza magica e pregna di emozioni, loro reputano negativi. È una forma mentale. Questo per dire che chi riesce a criticare in maniera dura persino tutti i meravigliosi sentimenti mossi ieri da Totti e da chi lo ama, quasi certamente sarà in grado di criticare la qualunque, eccetto forse ciò che non è interesse della massa stolta. 

Personalmente – e credo di parlare a nome dei più – sono fiera del modo in cui ieri uno stadio intero, stracolmo di persone, ognuna diversa per età, carattere ed estrazione sociale, sia stato conciliato, unificato ed animato da emozioni vere e forti scaturite dallo stesso motivo. In quest’ultimo periodo della carriera di Francesco mi sono sempre chiesta come si sentisse mentre si scaldava sapendo che tutti i tifosi stavano riponendo fiducia in lui aspettando solo che entrasse in campo e che portasse a segno almeno una rete negli ultimi minuti di gioco. Ho pensato a quale grossa responsabilità sia quella di non deludere le aspettative di chi ti ama. Ieri ho avuto l’ennesima conferma di quanto sia straordinario il calcio quando coincide con l’amore. E l’amore è capace di capire l’umanità in tutta la sue spontanee imperfezioni perché sa riconoscere i meriti dell’uomo prima ancora di quelli del calciatore, comunque immensi entrambi.

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