Manchester 

Prima che si consumasse l’ennesimo orrore avevo appena vissuto un episodio spiacevole e stavo pensando a come gli adulti infettino e ammorbino il mondo spensierato ed incantato dei bambini, attuando nella vita di tutti i giorni astiose dinamiche che vanno a ricadere ingiustamente sui più piccoli sbiadendo i loro pensieri accesi e luminosi. Pensavo che ogni volta che il mondo rancoroso ed inquinato degli adulti irrompe, anche solo di riflesso, in quello puro, spontaneo ed incantato dei bimbi, portandoci dentro ripicche, discordie e veleno e contaminandolo con dinamiche intrise di logiche astiose, dobbiamo essere consapevoli che stiamo facendo uno sfregio all’infanzia, che gli stiamo fornendo strumenti e basi di crescita e formazione. Pensavo che ci sono già tappe traumatiche in cui inevitabilmente gli adulti e la vita si trovano costretti a sottrarre incanto ai bimbi, e che alimentare dinamiche adulte di proposito o involontariamente trasmettere inutili veleni dati da stupidi contrasti, è tossico. Mentre stavo pensando tutto questo improvvisamente la stessa vita di tutti i giorni mi ha mostrato di nuovo una realtà terrificante a cui ci stanno piegando così come alla sua frequenza. Bambini e ragazzi innocenti al concerto del loro idolo uccisi, feriti, terrorizzati da un pazzo che disprezza la vita e la gioia. Musica, canti, felicità ed esplosione. Non di gioia ma di terrore. La paura di vivere e rallegrarsi che viene instillata. Sono l’antinomia e la lotta eterne tra bene e male? No, è molto peggio. È il male che trionfa. Bisogna rimanere umani, dice. Se ancora l’umanità intesa come altruismo, fratellanza e tolleranza fosse contemplabile, dico.

Every child is my child. Sempre. Ovunque. Comunque.

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