Il bengalese sotto casa


Spinta da una irrefrenabile voglia di bollicine da non poter non soddisfare, sono uscita di casa alle 22.30, senza borsa ma solo con il portamonete, il cellulare e le chiavi, mi sono diretta verso il negozio bengalese d’alimentari, casalinghi e molto altro, dietro l’angolo alla fine della mia via, ho sentito l’aria mite della sera che mi accarezzava la pelle, ho avvertito in ogni forma, odore, alito di vento e disposizione la stagione delle passeggiate dopo cena, ho incontrato tavoli fuori e chiacchiere davanti ad un bicchiere di vino, ragazzi sui gradini, gente dai look vagamente bohémienne, biciclette, cani in libera uscita serale anche loro, e ho realizzato per l’ennesima volta di abitare vicino a questo hinterland di vita che pulsa fino a notte. Ecco, tutto ciò è l’espressione, il senso e il fulcro delle serate primaverili ed estive di un sobborgo come il Pigneto, quartiere romano ad alta densità di negozi bengalesi, locali accoglienti, circoli, strade e vicoli dove camminare, tra cui un’isola pedonale. A mio avviso uno dei momenti migliori della vita di città, quello che più si avvicina e che più si può comparare a quelli più raccolti di un paese, e per quanto io mi senta avvezza alla città, adoro tutto ciò che mi rievoca anche lontanamente le abitudini di un piccolo centro, di un villaggio. Se solo ci fossero più spazi verdi, agresti fino al midollo, e meno delinquenza, monnezza e degrado, sarebbe il mio habitat ideale.

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