Cielo azzurro su


Roma. Sabato mattina. Cielo azzurro profondo e melodia di cinguettio che mi ha ricordato le mattine d’estate. Un suono un po’ più lungo e libero. Lo scandire del tempo in base ai giorni, mesi, stagioni, ore, e in base a tanti elementi rappresentativi che abbiamo inconsciamente imparato ed assorbito, è talmente radicato in noi che, ad esempio, se avessimo la possibilità di rimanere a letto la mattina fino a tardi tutti i giorni della settimana, ci accorgeremmo della differenza che ci sarebbe tra restarci, che so, il Mercoledì e restarci il Sabato. Oppure, non poterci rimanere neanche di Sabato avrebbe un peso maggiore. Non considero la Domenica perché essa è il limbo dell’anima, lo sappiamo. Quando in preda ai malanni e senza forze rimaniamo a letto anche durante la settimana, la sensazione, soprattutto nel periodo di convalescenza, è la stessa che avevamo nel periodo scolastico. Un mondo che si muove e va avanti e un senso di estraniamento e di stordimento, consolidato dalle voci delle tv che trasmette programmi in orari in cui non sapevamo neanche potessero essere trasmessi. In ogni caso non è mai stato traumatico. Traumatico è riprendere la regolamentazione, doversi ritarare e allineare. Ma verranno e riverranno giorni con cieli azzurri come questi in cui la presa a bene sarà più forte di tutto il resto, e la sentirai malgrado tutto. Ho fiducia nella bellezza.

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