Eutanasia 


L’argomento è ostico e delicato ma personalmente credo si stia facendo confusione tra diritto di morire e valore della vita. Molto probabilmente la derivazione cattolica che ha plasmato nel tempo e da sempre le nostre forme mentali è la componente che impedisce di prendere le distanze dalla morale e dalla convinzione che qualsiasi croce, di qualsiasi entità essa sia, ti venga data, la si debba portare e sopportare per rispetto della vita. A questo si aggiunge il timore che l’eutanasia possa essere adoperata in maniera superficiale e generalizzata. Dal canto mio la libera scelta di interrompere volontariamente la propria vita quando essa perde qualsiasi tratto di dignità, o di farlo in stati vegetativi conclamati, unidirezionali e non regredibili, non va assolutamente in conflitto con il rispetto della vita e di chi lotta ogni giorno con sacrificio e coraggio per combattere contro mostri, disagi, dolori e malattie. Non è uno sfregio a chi rimane in vita nonostante tutto, non è una mancanza di rispetto o di coraggio, ma è semplicemente la libertà di scegliere insita nella vita stessa e alla base di quella vita che è l’unica cosa che possiamo illuderci ci appartenga davvero. È un tema che mi sta molto a cuore per la situazione familiare che vivo e di fronte alla quale spesso mi sono trovata a domandarmi a denti stretti, mettendo da parte il mio egoismo, il senso di tutto, il senso di una vita non-vita, il senso di proseguire la quotidianità senza coscienza e lucidità, senza slanci, senza poter far sentire la propria voce, senza poter esprimere la propria preferenza, senza poter farsi capire, senza autonomia anche negli automatismi più comuni. Il senso è la vita per la vita? Quando finisce la dignità già inizia l’accanimento? Non lo so. Per quel che mi riguarda mi appiglio alla speranza che quel raro sprazzo di luce negli occhi, quegli aneliti di vita che di rado manifesta e quei sorrisi smaglianti siano sinonimo di voglia di vita e gioia di esserci ancora e contrastino ogni episodio critico dopo il quale con quel sorriso è come se mi voglia dire “ok, ce l’ho fatta anche stavolta”.

Un pensiero su “Eutanasia 

  1. Pero quello di DJ Fabio non era proprio eutanasia, ma suicidio assistito, lui non dipendeva da nessuna macchina perle funzioni vitali, secondo me c è differenza, pur rispettando le scelte di ogni uno. Bacio Francy!

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