Il bucato


Doveva pur arrivare questo momento (ed è giunto da un pezzo) ma, dopo un collaudo di necessaria casalinghitudine che dura ormai da anni, doveva anche arrivare la conferma del presunto relax che mi procurerebbe raccogliere il bucato steso una volta asciugatosi (con la relativa soddisfazione di tastarlo e sentirlo al tatto asciutto e morbido), se non si verificassero alcuni intoppi ad intralciare la normale prassi e la conseguente distensione. Avevo già parlato in precedenza dell’arte dello stendere i panni di notte, oggi invece voglio parlare della fase del ritiro (non sempre notturno), quel momento in cui togli le mollette che stringono e trattengono i capi sui fili dello stendibiancheria. Nei film anni 50 ambientati sulle montagne dell’Oregon o in piccoli borghi italici, mi si potrebbe immaginare canticchiante davanti ai fili dei panni con la mia ampia gonna a ruota a vita alta e la tipica bagnarola utilizzata per poggiarceli man mano che essi vengono tolti. Niente di tutto questo. Il mio look da ritiro panni è inqualificabile, ma tanto quando stai per casa nessuno può testimoniarne il (de)grado. Molte mollette sono ormai consunte dagli agenti atmosferici, saltano via e si spezzano. Per lo stesso motivo la mia bagnarola tempo fa aveva presentato numerose crepe che ne cagionarono il definitivo sfondamento proprio quando era carica di panni bagnati, con rovesciamento a terra del contenuto fresco di lavatrice e successivi canti sacri per scacciare gli improperi. Volevo semplicemente condividere con voi il fatto che, affinché i panni si asciughino più in fretta e non necessitino di stiratura, essi vengono stesi ben allargati e tesi e in pizzo al filo, da dove pende dunque solo una minima bordatura. Se la molletta salta per un motivo o per un altro, e il capo di biancheria o d’abbigliamento non si è immobilizzato e irrigidito prendendo la piega del filo e incollandosi ad esso, oppure, in caso contrario, se io non ho la prontezza di afferrarlo al volo, l’indumento ovviamente cade a terra ed io rosico molto. Poi però lo raccolgo, lo annuso, sento che nonostante sia passata Jena nei paraggi, ancora profuma del profumo inebriante di Dash, le vampate del profumo e la scia lasciata mi ubriacano, mi calmo, eventualmente lo spelacchio e poi lo piego. Infine devo prestare attenzione alla piegatura. Se inizio a piegare innalzando un pila di panni che, per comodità, edifico e poggio sullo stendino ma soltanto da una parte, senza bilanciare il peso, rischio che si capovolgano a terra tutt’e ccóse e a quel punto nessun canto sacro potrà frenarmi o redimermi. Spero che questo quadretto possa avere una funzione utile nelle vostre vite.

Buonanotte.

2 pensieri su “Il bucato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...