Migliore


Stasera, dopo un’assenza involontaria prolungatasi eccessivamente, ho rinnovato il piacere di assistere ad uno spettacolo teatrale. Il teatro è una struttura (ma è anche l’arte che si pratica nella struttura stessa) costituita da una sala (platea) e da una galleria riempite con comode sedute riservate al pubblico, e un palco rialzato e dotato di sipario, un drappo scorrevole solitamente di velluto bordeaux. Su questo palco avviene la rappresentazione di una storia. Gli attori recitando un testo dal vivo cercano di catalizzare l’attenzione del pubblico per quasi due ore di fila. Due ore in cui hanno la responsabilità di riuscire ad attrarre ed intrattenere. Una delle reazioni più emozionanti legate al teatro o a qualsiasi performance che veda i protagonisti in carne ed ossa esibirsi dal vivo (recitare o cantare) o semplicemente parlare, come ad esempio durante un concerto, un seminario, uno speech, una presentazione o una conferenza, è la capacità della persona – attore, cantante, scrittore, professore, uomo, essere umano che sia – di coinvolgere il pubblico con una dialettica, dei contenuti, dei messaggi, delle riflessioni o una musica così appassionanti e densi di significato e di carica comunicativa da far calare il silenzio in sala e far rimanere tutti gli spettatori a bocca aperta o semi-aperta, immobili, con una respirazione lenta e rilassata, assorti in quel rapimento mistico che racchiude in una bolla l’attore e lo spettatore, isolandoli da tutto il resto, riportandoli nello spazio-tempo solo il tempo di una risata o di un applauso (anche se durante un concerto le reazioni sono un po’ diverse). Valerio Mastandrea è un professionista vero, un vanto del nostro cinema italiano ancor prima che romano. Si è mosso sul palco con una presenza, una padronanza e una disinvoltura artistica – frutto certamente di un’esperienza ormai vasta, affermata e affinata – da non poter fare altro che vederlo e considerarlo un grande attore e stupirti della sua immensa bravura, pur essendone già ampiamente consapevole. Attore unico in scena con “Migliore” sul palco del teatro Ambra Jovinelli, ha saputo dominare per 70 minuti tutto ciò che lo circondava, elementi animati e non. Un monologo tenuto su un palco spoglio dove l’unica forma di dinamicità è rappresentata dal suo saltuario spostamento da un lato all’altro, da una musica che ogni tanto entra incalzante e solenne per dare rilevanza alla scena e dall’occhio di bue che lo segue cambiando a volte colore ed intensità della luce. Lui, protagonista unico che si rapporta con un’altra decina di personaggi sempre interpretati da lui stesso e distinti solamente dal cambiamento di voce e di intonazione. Un botta e risposta magnifico per una storia amara ma spunto di importanti riflessioni. Ogni volta che osservo quello che è diventato Valerio rivedo un ragazzetto poco più che ventenne affacciarsi timidamente come ospite sul palco del “Maurizio Costanzo Show” dopo aver scritto una lettera, e con fare impacciato ed ironico, e sempre più ironico e meno impacciato ma comunque introspettivo, raccontare le proprie vicissitudini familiari. Come si suol dire: ne ha fatta di strada da allora. Voto: 10!

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