Il silenzio che logora


Esistono i più disparati tipi e gradi di violenza celata dietro apparenti normalità, dietro subdoli “va tutto bene”, dietro abitudini imposte e non accettate, dinamiche davanti alle quali si tace e che ci si sforza di rendere normali o a cui ci si autoconvince di attribuire una qualche accezione positiva. Lo si fa annaspando, cercando un appiglio per rendere meno logorante la sopravvivenza. Perché di sopravvivenza si tratta. La vita è un’altra cosa e il più delle volte corrisponde alla libertà d’essere, alla sensazione che proviamo quando ci amano esattamente per quello che siamo. Ci sono anime che deviano continuamente il male perché non lo sanno elaborare, se lo fanno infliggere ma non sopportano di doverlo riconoscere ed assimilare, inconsapevoli che in questo modo non fanno altro che procurarsi ulteriore male e covarne tanto altro che porterà inevitabilmente ad un’implosione o ad un’esplosione causando così, più o meno volontariamente, ancora altro male. La violenza psicologica può essere anche molto sottile e può nascere in maniera non totalmente consapevole, può nascere perché ci si concentra sempre e troppo su se stessi, può nascere da retaggi educativi e culturali, da esempi avuti, o per una mera questione di sfogo istintivo e contestualizzato; quella subita può nascondersi dietro ad innumerevoli silenzi, quelli in cui ci si chiude per paura di dire qualcosa di sbagliato, di non essere compresi, di essere eccessivamente sensibili, inopportuni, molesti, cavillosi, contorti, di essere sbagliati, oppure di rimanere soli. Ecco, non si chiudono occhi. Mai. Neanche mezzo. Perché così facendo siete voi stessi a violentare la vostra personalità imprigionandola in una sorta di meccanismo masochistico. Ci si può plasmare ma non ci si può annullare. Le piccole e continue ferite in realtà sono grosse ferite che creano danni irreparabili e che lavorano sottotraccia, dentro trame invisibili. Siate quello che siete, non soccombete, non fatevi manipolare, non fatevi usare, non siate la valvola di sfogo delle altrui misere debolezze, ma siate anche più morbidi con voi stessi e con gli altri nei limiti del possibile. Siate più forti nell’affrontare le diversità, le ingiustizie, le porte in faccia, i pugni nello stomaco, le sofferenze. Perché sempre esisteranno. Pretendete ma sappiate comprendere. Siate gentili, cercate di coltivare un minimo di empatia senza che questa vi fagociti provocando l’effetto contrario, quello di una deleteria chiusura al mondo e alla vita. Proteggete, stringete i denti, combattete ma scegliete anche chi è in grado di proteggervi, chi sa comprendervi, colui o colei con cui deporre le armi alla fine di una giornata impegnativa fatta di corse, lotte e concentrazione. Colui o colei davanti cui deporre scudi, armature, corazze. Gli equilibri spesso sono sottilissimi, insondabili. Non è semplice uscire da certi circoli viziosi, è un po’ come dover spezzare le catene, ma la cosa fondamentale è non lasciare mai che le cose degenerino a tal punto da produrre crepe e traumi irreversibili. Sappiate prendervi cura degli esseri umani e ricordatevi che voi siete uno di quegli esseri. Abbiate rispetto di voi stessi, utilizzatelo anche per difendervi ma cercate di non farlo sfociare in deformazioni quali egoismo ed egocentrismo. Solo un sano rispetto per se stessi porta a capire cosa significa averne per gli altri. Non sono processi di un giorno, non sono processi facili da avviare. Non siamo perfetti, siamo tremendamente imperfetti. Tutto passa attraverso l’esperienza e la presa di coscienza. Tutto scorre, ma tutto segna. Tutto è in movimento, tutto ricomincia ma qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure, e confonde i tuoi alibi e le mie ragioni.

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