Circa il referendum


Buongiorno dalla mia postazione-bar. In una mano stringo il mio bibitone di spremuta d’arancia, nell’altra il mio fido dispositivo attraverso cui sto per sfogarmi un’ultima volta per poi non tornare più sull’argomento. Sale la febbre del referendum e incalzano gli endorsement più o meno esagitati di politici, Pinchi Palli, individui x, vip, paravip, opinionisti, frequentatori assidui di bar e habitué di salotti dursiani. Più ci si appropinqua alla data del voto più cresce l’ossessione morbosa di dire la propria. Il tema sembra quindi occupare, invadere, predominare e monopolizzare ogni spazio televisivo, comunitario e sociale. Nulla di strano a parte la nausea inevitabile come reazione scaturita da argomentazioni trite e tendenzialmente sterili e tediose. Quello che però mi spinge a sperare che giunga presto il 4 Dicembre per esclamare sollevata: “e pure ‘sto referendum se lo semo tolto…”, non è tanto il martellamento di imperversanti SÌ e NO che quando la notte chiudi gli occhi te li vedi subito passare davanti come i mattoncini del Tetris dopo un’overdose di gioco e te li senti rimbombare nel cervello con tanto di eco e facce deformate tendenti al mostruoso dei personaggi noti mentre si pronunciano, non è tanto che la Costituzione pare sia diventata una sceneggiatura di un cinepanettone, quanto il modo tutto italico e tipico di una politica attualmente poco credibile e molto loffia, di ridurre ogni confronto a teatrino dursiano, a telenovela sudamericana, a sceneggiata partenopea. La verità è che io mi impegno a capire per poi poter dare il miglior contributo, ma mi hanno talmente tritato gli zebedei e trapanato il cervello con questi continui palleggi tra SÌ e NO, che nei miei discorsi relazionali comuni che includono SÌ o NO (quindi quasi tutti) non appena rispondo SÌ o NO introducendo un’affermazione o una risposta, ho un momento di blocco e di gelo in cui credo di stare a parlare del referendum e della mia posizione in merito. “Ti macchio il caffè con un po’ di latte?” “Sì!” Oddio ho detto sì, e adesso? Mi chiederà forse il testo della legge? Ma NO, qui siamo al bar, c’è quel gruppetto irriducibile di over70 che presiede il solito comizio, ma il mio barista ha una faccia amica, non mi fracasserà anche lui i cabbasisi, ne sono certa. Questo clima referendario mi ha così esasperata da farmi arrivare al punto che preferisco sentirmi chiedere “che fai a Capodanno?” piuttosto che “ma tu che voti?”. Spero esista l’equivalente del silenzio elettorale e dunque un silenzio referendario che 24 ore prima del voto metta la parola tregua a questa convulsa campagna referendaria.

2 pensieri su “Circa il referendum

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