Aggio scigliuto atte


Un Nino D’Angelo d’annata gorgheggia melodicamente e fieramente dalla vettura accanto alla mia. Fosse stato lui in persona gli avrei chiesto subito da che parte è schierato, se con il fronte del SÌ o con quello del NO, ma purtroppo è solo la sua voce fattasi riproduzione audio. L’autista del mezzo, una Pegeout bofonchiante, è un uomo sulla 45ina, capello nero ingelatinato, palesemente old style nell’aspetto e all’apparenza una persona perbene. È su un accorato “aggio scigliut’a te” che immagino subito il caschetto d’oro ondeggiare a tempo di musica, i pugni stretti, la mimica facciale, l’aria affranta, la frangia che sfiora gli occhi chiusi caratteristici di un’espressione sofferta e sentita che, specie nel climax che accompagna il ritornello, favorisce il giusto coinvolgimento e una migliore interpretazione del brano. I veri nostalgici incalliti, a rischio di sembrare anacronistici, non si piegano alle nuove mode, soprattutto poi se queste prevedono l’omologata fornitura canterina da talent. A causa di un guasto elettrico non posso abbassare il finestrino utile e prestarvi meglio l’orecchio, ma posso assicurare che note e voce si diffondono e si distinguono chiaramente con passione e orgoglio e senza il minimo pudore. E infatti, considerando che circola materiale musicale ben peggiore, non vedo cosa ci sia da nascondere.

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