I cibi dell’anima


Vi capita mai di rivedere nelle cucine altrui, tra i menù dei ristoranti, nei programmi televisivi di cucina, una pietanza che non mangiate da tempo ma che è stata uno dei vostri piatti preferiti per un periodo della vostra vita? A me oggi è capitato con gli involtini di bresaola farciti con caprino e rucola. La cosa che superava in fatto di piacere il loro sapore appetitoso era la calda sensazione che fossero preparati apposta per me (come pure tante altre portate). Non che li mangiassi solo io ma principalmente era un omaggio a me, un gesto d’affetto, un modo per accogliermi, per farmi stare bene e farmi avvertire e vivere attraverso il cibo un clima familiare. Questa “tradizione” mi ha sempre accompagnata, è stata una costante della mia vita da ricevere ma anche da dare quando sono io a condurre i giochi in cucina (raramente, lo ammetto). Preparare un piatto che so essere gradito all’ospite o a chi condivide la tavola con me e molto spesso riceverla questa premura, quest’attenzione, questa delicatezza. Una cosa semplice e apparentemente scontata che avvicina le persone, le unisce come di solito succede con i banchetti in genere. Molte volte ho anche seguito attentamente tutte le fasi della preparazione: impasti che prendevano forma, lievitavano, si stendevano, cuocevano. Rituali fatti di consuetudini e di gesti. Si avvicina Natale, l’aria inizia a pungere – a parte oggi a Roma, va beh – e nonostante le procellose vicissitudini della vita, la sensazione che riemerge alla vista di quei bocconcini è sempre quella di calore ricevuto. Sentirsi dire nel weekend appena sveglia: “se c’è qualcosa che desideri in particolare per pranzo fammi sapere” e trovare la pappa pronta fa molto ‘Natale stringiamoci attorno al focolare’. Poi i profumi che ve lo dico a fare, i profumi che si diffondono si imprimono nella corteccia cerebrale. Sempre bella la sensazione a ridosso di questo periodo di condivisione, bello anche solo ricordarla in attesa di riviverla. La sensazione di sentirsi in un bozzolo protetto dalle asperità e dalle iatture, ma anche quella di crearlo il bozzolo. Una sensazione da coltivare.

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