Chicco for president


La pronuncia dei nomi dei 50 Stati americani (Ohio, Tennessee e Pennsylvania su tutti) da parte di Chicco Mentana è come un rassicurante e premuroso invito a dormire soavemente sussurrato vicino all’orecchio da voci come quelle di Paul Newman o di Frank Sinatra: “Cara, non sei costretta a seguire la maratona elettorale solo per farmi piacere o per stare sul pezzo, lasciati cullare da questa tornata e riposati”. Nella pronuncia di Ohio sento tutto il calore e la vicinanza. Condividere notti insonni con Chicco e gruppi d’ascolto sparsi un po’ ovunque, è terapeutico e calmante come quando ti addormenti sapendo che qualcuno vicino a te è ancora sveglio; come quando in un salotto notturno si chiacchiera con gli amici, tu ti rannicchi in un angolo del divano e mentre cerchi di dire la tua inizi a biascicare e ti addormenti senza neanche accorgertene; come quando si cucinano spaghetti aglio e peperoncino alle 5 di mattina del 1° Gennaio. Sapere che la notte elettorale è una notte di veglia per molti, allenta la mia tensione e mi fa venire sonno prima del solito quando invece l’unica cosa che vorrei sarebbe ascoltare Chicco. Se poi devo proprio esprimere un mio parere politico, lo faccio in maniera poco professionale ed esperta. Per me la sfida tra i due candidati – parafrasando Kotiomkin – è come lazio-juve: vorrei non vincesse nessuno dei due. E mentre il New York Times abbassa le probabilità di vittoria di Hillary dall’85% al 61%, su Chicco che pronuncia Pennsylvania io chiudo gli occhi.

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