Notte alta


È notte alta e sono sveglia, sei sempre tu il mio chiodo fisso: una tavola imbandita. Non una qualsiasi ma esattamente quella della foto: LA tavola. Un trionfo di cibo e di dolci (la foto è stata scattata nel momento successivo alla sostituzione degli antipasti, dei primi e dei secondi con il vasto assortimento di tentatori iperglicemici). Torno a casa dopo una piacevolissima serata, una boccata d’ossigeno a rianimare una giornata d’anidride carbonica, monossido di carbonio e ammoniaca passata a casa, vale a dire demmerda. I motivi non ve li elenco sennò diventerebbero 16 post in 1 (anzi in 4, vista la lunghezza già di per sé notevole). Non posso dormire sia per causa di forza maggiore sia per una festa che prosegue ad oltranza, organizzata – come da 2 Sabati notte a questa parte – in uno stabile sito sulla mia stessa via, da non si è capito ancora chi. Certo sono assai scettica sulla regolarità e sulla nitidezza della baldoria in questione. L’unica cosa che si può ipotizzare, considerato il volume della musica alle 04:11, è che questo locale o presunto tale avrà vita molto breve. Un’altra cosa che è distintamente avvertibile è che trattasi di musica caraibica, di quelle che appena le senti ti viene l’istinto di shakerare e ondeggiare ogni parte del corpo. È altresì vero che l’istinto prevalente a quest’ora è quello di fare una piazzata da psicopatica che manco la signora anziana del 7° piano. In effetti ultimamente ho delle scivolate particolarmente senili sia nelle osservazioni (tempo, traffico, etc.) che nelle uscite verbali. Accantono dunque per pigrizia l’idea della piazzata (dovrei metter su la vestaglietta da nonna, giust’appunto, e scendere in strada, a quest’ora tarda poi!), faccio pulizia nel mio telefono cancellando dati e foto inutili e ripenso alla bella serata trascorsa e a quei dolcetti che mi attendono dentro una teglia d’alluminio avvolta in un foglio d’alluminio, gentilmente ed affettuosamente donatimi dagli organizzatori della festa per eccesso di cibo in casa. Mi si piazza fissa nel cervello l’immagine di quel dolcetto che non ho assaggiato. Resisto un po’ cercando di convincermi con la storia dei denti ormai lavati ma infine cedo, mi alzo e faccio questo enorme sforzo. Il dolcetto ingozzato si trova nel secondo vassoio a sinistra partendo dall’alto. Nel frattempo da fuori sento sbraitare: ci sono buone probabilità che la signora del 7º piano abbia deciso di passare all’azione e sia scesa. Armata di stennarello (o matterello che dir si voglia).

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