L’era della Sip


29 Ottobre 1964.

La fusione per incorporazione delle cinque concessionarie (Stipel, Telve, Timo, Teti e Set) diede vita alla Sip (Società Italiana Per l’esercizio telefonico). Al momento della sua nascita, la Sip contava, su tutto il territorio nazionale, 4.220.000 abbonati e 5.530.000 apparecchi telefonici in servizio. Uno degli apparecchi telefonici all’epoca più in voga fu il Siemens S62 (noto anche come Bigrigio per i suoi colori caratteristici, ossia due tonalità di grigio) fornito di tipica presa tripolare e disco combinatore rotante nei cui fori, ognuno dei quali corrispondente ad un numero da 0 a 9, era necessario introdurre il dito, solitamente l’indice. Finito il giro del primo numero dovevi estrarre il dito, mollare il disco e permettergli di ritornare alla posizione originale per poi ricominciare con lo stesso procedimento per tutti i numeri successivi. Prima di prendere la linea con l’altro capo della cornetta passavano, tra comporre il numero ed attendere il tuuù, 5 minuti buoni. Se ripenso agli anni trascorsi insieme a questo prototipo, mi tornano in mente: mia nonna quando non trovava gli occhiali da vista e mi chiamava per farmi comporre il numero non prima di averlo cercato sulla Rubrica Telefonica cartacea alla lettera utile; le mie riflessioni davanti al telefono mentre procedevo, inerenti perlopiù al fatto che quel cerchio con sopra stampati i numeri fosse un semplice pezzo di carta fissato all’apparecchiatura; mia nonna che quando sopraggiungeva il famigerato guasto voleva chiamare sempre il tecnico della Teti o l’amico del figlio che lavorava alla Teti perché ‘sta SIP con sigla così moderna la sua testa proprio non voleva saperne di accettarla; la faccia di mio padre quando ci intimava di attaccare il telefono dopo la prima ora di conversazione in uscita e le sue innumerevoli minacce davanti al dettaglio della bolletta telefonica con cui ci stanava chiamata dopo chiamata, e noi lì immobili e muti ad incassare le rimbrottate con l’espressione dei condannati a morte. Se poi quella malefica bolletta tornasole dettagliata riportava numeri di cellulari dovevamo subire l’umiliazione con la coda tra le gambe. 30 minuti di chiamata da telefono fisso verso un cellulare ai tempi erano una folle violazione e una fortuna in termini di costi e quindi di denaro. Ma così erano i meravigliosi anni 90, quelli della nostra adolescenza “trasgressiva”.

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