Dead or Alive

Fine anni 80, inizio 90. Una fanciulla si affacciava all’adolescenza ascoltando pezzi come “You spin me round (like a record)” di Pete Burns, “Never gonna give you up” di Rick Astley e “Take on me” degli A-ha. Il favoloso controverso mondo di internet e tutta la vastità di possibilità che ne sarebbe conseguita non erano ancora immaginabili, men che meno lo erano i cellulari. C’erano canali TV che trasmettevano video musicali a ripetizione, esistevano Walkman, musicassette da inserirci dentro nel verso giusto dal lato che preferivi, A o B a seconda di dove fosse la maggior concentrazione di pezzi prediletti, e cuffie di grandezza media per sentire la musica direttamente sparata nelle orecchie. Colonne sonore delle prime uscite estive all’insegna della spensieratezza e dell’allegria, di serate in attesa del Festivalbar di cui erano motivi portanti, leitmotiv di primi sguardi con quel ragazzino fintamente spigliato che voleva attaccar bottone e già sembrava fosse una conquista. Quando se ne va anche un solo micro pezzettino di vita si è sempre un po’ tristi, ma grazie alla musica ci rimangono in testa ritornelli immortali.

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