Confusione parte I 


Gironzolando assente tra le icone del mio compagno multimediale (non ancora evolutosi nel software più aggiornato), partorisco una riflessione circa la connessione che c’è tra di noi. Stavolta non parlo della connessione internet ma proprio di una similitudine che va oltre la scontata affinità che si crea naturalmente con questi apparecchi benedetti ( non in senso ironico ma nel vero senso del termine). Il feeling con essi è immediato e spontaneo tanto che addirittura i più scettici, oscurantisti e controcorrente per partito preso, riescono ad instaurarvi un legame quasi viscerale. Questa nostra somiglianza però è qualcosa di ancor più impressionante! Insomma, divago e rifletto su come la sistemazione e la manutenzione degli oggetti, il modo di ordinarli, riflettano profondamente la personalità del soggetto possessore e siano strettamente connessi ad essa. Il mio con l’ordine è un rapporto conflittuale basato su un concetto tutto personale dell’ordine stesso, che si contrappone a quello comune. Non essendo capace di abbracciare il minimal in alcun ambito  – pur nutrendo verso d’esso un’ammirazione (di quelle originate da un “vorrei ma per ora non mi riesce!”) – le mie stanze, i miei taccuini, il mio pc, il mio cellulare devono fare tutti i giorni i conti con un sovraffollamento di oggetti, di parole, di cianfrusaglie e di dati vari che a fatica si riescono a gestire secondo il criterio-standard previsto dall’ordine in sé. Il fatto è che l’ordine in sé, a cui appunto tendo senza mai arrivare, cozza con la confusione propria della calca straripante di oggetti, dati e pensieri da “sistemare”. I tentativi di ordinare il caos risultano sempre vani (sarà che provo piacere nello sguazzarci? Sarà che il calore dell’abbondanza mi trasmette sicurezza?). Soltanto io posso dire di raccapezzarci qualcosa nel mio caos, ma tale caos non potrà mai avere sembianze differenti da quelle palesemente caotiche che da cima a fondo presenta. Prendiamo il mio iPhone (da cui ero partita prima di inciampare nelle mie tipiche digressioni), per fare un esempio concreto: in esso regna sovrana la stessa confusione che c’è nella mia testa. Tale e quale. Riprodotta in maniera fedele. In mezzo alla cagnara del mio cervellino c’è molto Crush decisamente poco Candy, c’è un martellamento di impulsi da più fronti, ci sono pensieri che proliferano come le icone e balzi di pali in frasche come da un’applicazione all’altra senza un nesso, senza una logica che, se pure nell’aggrovigliamento e intasamento generale mi ostinassi a trovare, crasherebbe l’intero sistema all’istante. Da domani però (domani è sempre il luogo preferito di una perfetta procrastinatrice) mi impegno a convertirmi – quanto basta – al conciso, alla selezione, allo sgombro, alla funzionalità cosicché tutto possa essere più chiaro e funzionante ed io possa muovermici in maniera più fluida. A quel punto potrò pure arrivare a rinnovarmi e prendere confidenza con il sistema operativo aggiornato, ma per quanto riguarda il profluvio di parole scritte, vi avverto fin da subito, non c’è e mai ci sarà alcuna speranza. 

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