Junk food


Al termine di questa giornata, nonché al principio di una nottata insonne, vorrei quantomeno provare a fare un estremo tentativo: accantonare le riflessioni che ne scaturiscono, specie quelle di natura sfrugugliatoria, e concentrarmi sulle mie sensazioni gustastive. Le mie papille linguali, messe a dura prova da una scarica di gusti, ne escono provate. Sono state gettate in confusione da un pot-pourri di sapori dati in pasto al mio stomaco bramoso sotto forma di variegati alimenti. Tutto è iniziato con quel che i più avvezzi chiamano aperitivo – che altro non è che uno spuntino che precede la cena ma non abbonda in pietanze cucinate altrimenti nello slang moderno verrebbe definito “apericena” – in un bar-pasticceria dove magistralmente si producono e si smerciano cibi salati e dolci di ottima qualità e quindi bellamente ed euforicamente ingurgitabili. Ed è stato da quel momento in poi che ho mischiato salato e dolce con un’alternanza talmente rapida e continua da perdere la cognizione della regola alimentare, la quale in teoria prevedrebbe una distinzione tra sapori opposti, o perlomeno un intervallo di una decina di minuti tra l’uno e l’altro. Mi sono detta che nello stomaco in finale avviene un’amalgama generale che manco ce vojo pensa’ a che intruglio obbrobrioso, poltiglioso e maciullato può somigliare. Ma comunque il problema principale non è tanto il mischiume in sé quanto il fatto che si tende a farlo perlopiù con cibi spazzatura altamente appetibili. Nel senso che solitamente non si mangia un piatto di risotto al radicchio rosso e intanto si dà un morso ad un biscotto con bacche di goji, ma si sgranocchia voracemente una patatina e poi si pianta il cucchiaino nella Viennetta per verificarne l’avvenuta scioglievolezza, ovviamente introducendo poi il cucchiaino in bocca per assaggiare. E così via di passaggi tra una schifezzuola e l’altra, consuetudine che solo un bambino può praticare ad arte poiché ad apparati digerenti gagliardi è concessa la porcheria alimentare sebbene a piccole dosi. Superata l’età aurea la digestione invece non vuol sentire ragione. Altrimenti ti ritrovi poi a contar pecore affaticate. Riusciremo le mie amate pecorelle ed io a digerire? Rimanete sintonizzati e non perdetevi la prossima puntata di “e scrivila ‘n’antra minchiata, no?!”.

(Non oso immaginare che incubi mostruosi ne avranno origine! Se solo avessi la capacità di scrivere nel sonno potrei riferirveli qui in diretta. Mi spiace ma dovrete rinunciare almeno a questo.)

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