Da mondezza a lucentezza


Volevo rassicurare tutti quelli che negli ultimi mesi si sono disgraziatamente trovati ad essere passeggeri della mia autovettura adibita a discarica, rimpiangendo così tutti i tragitti compiuti sulle peggiori linee laide del trasporto autoferrotranviario romano – vedi autobus 105 -, che, oggi, in data 15 Settembre 2016, il mio catorcio, dopo giorni di polvere, peli canini, rifiuti vari, cartacce, scontrini scoloriti, salviette umidificate secche, bottiglie grandi-piccole-mezze piene-piene-vuote-schiacciate, briciole e caramelle sparse, è stata finalmente tirata a lucido ed è ora linda, pinta, disinfestata, disinfettata e bonificata. Ciò significa che potrete di nuovo salire sul mio autoveicolo nero fiammante senza dover temere la setticemia. Mi spiace solo per quel “ciao❤️!” scritto sulla polvere che troneggiava sul cofano anteriore dal giorno del mio compleanno a cui ormai mi ero tanto affezionata e da cui ho dovuto separarmi per sempre a malincuore. Ho pregato l’amico egiziano dell’autolavaggio di trovare il modo di mantenere intatta la scritta ma, ahimè, non gli è stato possibile. Successivamente al mazzo fattosi per pulirmela, sfinito e ciò nonostante ridacchiando per non farmi pesare la strigliata soft, mi ha detto: “se ogni giorno venire qui 2/3 macchine come la tua io finito di lavorare!”. Mi sono scusata con la promessa di non riportagliela mai più in condizioni così pietose. A quel punto mi ha consegnato le chiavi indicandomi più o meno il punto dove era parcheggiata, 100 metri più in là, vicino alla pompa di benzina. Mi sono incamminata soddisfatta verso la meta sforzandomi di mettere a fuoco tutte le macchine e passandole in rassegna una ad una, ma proprio non sono riuscita a scorgere qualcosa che assomigliasse neanche lontanamente alla mia autovettura. Mi sono quindi fatta tutto il giro dell’isolato per poi tornare al punto di partenza ed avvicinarmi per curiosità a quella macchina che da prima in lontananza mi era sembrata essere proprio una Lancia Y. Man mano che mi avvicinavo all’obiettivo e l’immagine si ingrandiva, ho potuto distinguere la sequenza della targa e avere la certezza che fosse la mia, stupendomi nel realizzare che fosse proprio lei, la stessa che prima per la lucentezza esagerata, accecante ed inconsueta non ero riuscita a riconoscere. Infine sono montata nel mio abitacolo osservando commossa la pulizia degli interni e ho giurato che qualche scritta sul cofano potrà passare, 3/4 bottigliette d’acqua pure, ma tutta quell’immondizia dentro mai più eh. Parola d’onore. In fede, Francesca.

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