Sfuriate


Quando mi sento nervosa può capitare che sfoghi ciò che mi ribolle dentro in una sfuriata, fatta di voce grossa e 3 parole perentorie e nevrotiche, rivolta a questa povera bestiolina indifesa. L’implosione è di una portata così diffusa e consistente che una breve esplosione scoppia spontanea come un palloncino sotto il sole. Le rimprovero una sciocchezza o troppa irruenza. Qualcosa che generalmente amo ma che rispetto al mio stato d’animo attuale mi crea istintivamente un fugace attimo di fastidio. Capita, capita al padrone nei confronti di un animale, capita ad un genitore verso un figlio, capita nelle relazioni umane. La reazione degli animali, come spesso quella dei bambini, è dapprima di spavento e poi di offesa. Non se l’aspettavano, si incupiscono e si offendono, forse se ne approfittano perché sanno che ci sei rimasto male e allora vogliono fartela scontare, si fanno piccoli, mettono la coda tra le gambe, abbassano le orecchie mortificati, ti guardano con quello sguardo che viene definito con una tra le espressioni più offensive e orribili mai coniate, da “cane bastonato”, e si rintanano in qualche angolo per nascondersi da quella facciaccia brutta dai connotati deformati, scatenando nell’anima del padrone – di contro al raptus – un senso di colpa grosso e pesante come un macigno dell’Everest. Ovviamente, terminato il momento in cui fisso il vuoto immobile, scatta automatico in me il pentimento e il tentativo di farmi perdonare. Quante volte il nervosismo, le delusioni, gli irrisolti dell’anima possono ferire qualcuno che non c’entra o non se lo aspetta o che non ha occhi che per te, quanto volte lo si fa senza volere e quanto questo può appunto ferire poi chi ha ferito d’impulso e non d’intenzione. E allora pensi agli innumerevoli limiti umani, a quanti spigoli vanno smussati più o meno volontariamente sbattendoci la testa o accarezzandoli. Ma adesso è lei che accarezzo, lei ancora restia ma che sta per cedere, e penso a quante ramanzine ho ricevuto nella mia infanzia e adolescenza, a quante sgridate a fin di bene, a quante sgridate valvole di sfogo, a quanti musi lunghi ho portato, in quanti silenzi mi sono chiusa, a quanti ne ho rotti, a quanto ho comunque imparato da chi ho amato ed amo, a quanta attenzione e accuratezza si dovrebbero sempre avere, a quante negligenze e collere prendano il sopravvento, a quanti “non volevo…”, a quanta comprensione, a quanti rancori, a quanti perdoni, a quanto siano complessi i rapporti ma a quanto l’amore li renda speciali.

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