La grande matassa


Giacché c’è una matassa nella mia mente che non riesco a dipanare, malgrado l’impegno e la buona volontà, e giacché vorrei venirne a capo soprattutto per capire se posso attribuirmi ancora una parvenza di logica, un briciolo di coerenza e un accenno di consapevolezza di me e delle mie propensioni e predilezioni, cioè di ciò che mi fa stare bene permettendomi di essere me stessa e dando voce alla parte di me che vorrebbe coltivare e curare il giardino dei miei sogni negli ardui limiti di quella che è la realtà, pochissime ore fa ho pregato il dio del panorama onirico affinché mi mandasse in sogno qualche segnale preciso e chiarificatore, mi spalancasse le porte dell’illuminazione, mi indicasse la retta via e desse pure qualche dritta effettiva e risolutiva, possibilmente indolore. Peccato che sul più bello – mi trovavo in un cottage nello Yorkshire ad assaporare i tenui raggi solari mattutini venuti a graziare le terre inglesi (ma il giardino era quello di una casa a me nota) a produrre riflessioni pure da lì con l’unica differenza che avvertivo la “serenità” data dalla familiarità e dall’affinità con i luoghi della Natura – alle 6.30 in punto, una dolce infermiera abbia citofonato per portare a termine il suo lavoro di prelievo del sangue e la presunta illuminazione sia stata dunque mutilata. Intanto mi interrogherò su quel che ricordo, per altri indizi pregherò il dio dei sogni di essere meno metaforico e più conciso, ché il risveglio coatto, ahimè, è sempre dietro l’angolo. Fatto sta che oggi dovrò contare solo su di me, per quanto riguarda le illuminazioni, e rimandare qualsiasi tipo di rivelazione. Buongiorno e buon primo giorno di scuola a chi ritorna sui banchi, che oggi mi sembra sia augurio primario e tanto per rimanere sul pezzo nonostante tutto. Mi lego a questo aggiungendo addirittura una chicca rivisitata :”gli esami non finiscono mai e i primi giorni di scuola non sono più così leggeri come quelli di un tempo che sembravano devastanti”. Bella, ve’?

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