Roma. 6 Settembre. 28 gradi.


Mentre sono in attesa – con largo ed anomalo anticipo – di un treno in arrivo, la mia articolazione temporo-mandibolare è occupata nella durissima lotta contro la languidezza di uno stomaco che richiede cibo trangugiato, dosando il giusto ritmo della masticazione affinché essa non sfoci appunto nell’ingozzamento, e invece i miei pensieri spaziano, attività che va a compromette il controllo misurato della masticazione, un po’ come se ad un certo punto fosse il cibo a nutrire i pensieri, a far loro da carburante e il controllo rappresentasse solo un ostacolo ai pensieri sbrigliati. E allora via ad ingurgitare un cornetto salato farcito con primo sale e zucchine, girando la testa sopra, sotto, ai lati, osservandomi intorno. Un sole tiepido piacevole che fa subito mare e spiaggia deserta-concilia-sonno, un vento che scompiglia qualche ciuffo di capelli e trascina con sé foglie, tanti turisti che troveranno questa città meravigliosa senza fargli il cappotto, il pelo e il contropelo, un cielo settembrino di quelli che segnano finali che contengono nuovi inizi, qualcosa che è ancora estate ma che la lunghezza sempre più striminzita delle giornate ci rimanda all’inverno, il lieto pensiero di qualcuno di molto caro che arriva e la libertà di poter decidere in un martedì pomeriggio qualunque, un posto dove portarlo soffocata però dall’idea del parcheggio (“se mi dirigo lì dove potrei parcheggiare entro un tempo che non superi i 10 minuti di giri ed entro un raggio che non superi i 500 metri?”) , che poi quando anche cercar parcheggio entra negli usi comuni, trovarlo subito o trovarne uno decente sarebbe una gioia troppo spiazzante. Al bar una “ragazza” che si intrufola in una fila chilometrica desta il mio stupore oltre alla mia irritazione. Ormai non dovrei più ma di fronte a chi fa della furbizia un modus vivendi continuo a stupirmi. Per di più la tizia non sembra neanche una troglodita incapace di comportarsi in mezzo alla gente. Sta di fatto che con bassi mezzucci e un tranello ha evitato buona parte della coda. In linea di massima detesto già la furbizia raffinata che favorisce il proprio operato a discapito altrui, questa spicciola su cui poggiano l’esistenza e la mentalità di alcuni esseri che campano tentando di fottere il prossimo, è vomitevole ed è il segno lampante dell’entità di una crisi di tutto da cui però non voglio lasciarmi schifare. Tra poco arriveranno i miei amati e questa città che mi accoglie così ignara ma così cosciente mi appare croce e delizia. Quante volte l’ho criticata, tante altre mi sono fatta cullare. Non amo particolarmente Settembre ma se dovessi identificare la mia anima con un mese, sarebbe questo qui, dove si fondono e si incontrano malinconie e speranze, dove ripenso a tutti i luoghi visti al di là di questo nido, come parte di me.

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