Roma d’Agosto

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Sì certo, le persone sono uno spettacolo meraviglioso – o degradante, a seconda dei soggetti -, puoi osservarle e coglierne lati e particolarità, puoi sentire il chiasso che accompagna di continuo il tuo udito, il tuo percorso, la tua giornata, puoi vederle camminare spedite, fare jogging con gli auricolari alle orecchie, attraversare la strada con le buste della spesa, pedalare a zigzag, lavorare, vendere, comprare, guidare, fare file, sorseggiare caffè, stuzzicare cibi, mangiare panini o pizze, accalcarsi sui mezzi di trasporto pubblico, strombazzare ed inveire dalle loro autovetture, correre al lavoro sempre sul filo del rasoio, sempre con i minuti contati, e poi passeggiare con i cani, fermarsi a chiacchierare con un vicino di casa che passava di lì. Gente, tanta gente, variegata gente che riempie le nostre città e la nostra quotidianità. Sì certo, tutto molto pittoresco, vivo, brulicante, ma vuoi mettere Roma durante l’antivigilia di Ferragosto? Sfollata, spopolata. La densità che si dirada. Una desolazione che accarezza l’anima, il caldo che sembra fare da cornice all’insolito silenzio, i parcheggi sotto casa quanti ne vuoi, strade sgombre, pochi minuti per raggiungere qualsiasi altra zona, esercizi commerciali chiusi, essere sospesi nell’assenza dei servizi, dei pensieri, dei crucci, sospesi in una dimensione surreale dove tutto assume delle forme più morbide e dei ritmi più lenti. Un’esperienza affascinante e anche introspettiva se vogliamo, di cui godere immersi in quell’impercettibile brusio di fondo che si riesce ad avvertire pacato o in lontananza e che ti culla. Nell’azzurro nel cielo c’è il conforto e nell’aria la speranza e la promessa di una giornata quieta e di una lunga passeggiata serale tra i contrasti che, nell’atmosfera magica, sembrano appianarsi e guardarsi intorno fino al crepuscolo, ricordando quali sono le cose che se ne vanno, quali quelle che restano, ma ricordando anche che le giornate sono più corte e il cielo imbrunisce prima, unico fugace attimo di malinconia, scampolo di un preludio d’autunno.

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