Schiavi del sistema

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Essere schiavi del sistema ed illudersi di essere liberi; oppure tramutarsi in degli automi che volente o nolente in questo sistema preconfezionato devono autoimporsi di sentircisi inseriti; magari invece sentircisi a proprio agio per aver imparato a settarsi con facilità sui ritmi richiesti e magari per aver volto questi ritmi a proprio favore utilizzandoli come valvola di sfogo o come modo per non fermarsi a pensare; o ancor più semplicemente essere in linea con tutto questo perché piace. Teniamo conto per ora solo della trasformazione in robottino. Credo che essa si metta in atto per allinearsi a quelle buone norme che devono essere assolutamente seguite poiché regolamentano la vita in società, o per conferire un assetto ordinato e il più possibile integerrimo alla quotidianità, alle cose pratiche e anche ai giudizi sì, quelli che spesso ci condizionano esageratamente e che in presenza di qualsiasi deviazione dalla convenzionali forme, ti vengono affibbiati altrettanto automaticamente. E allora qual è la via d’uscita se non costringere il corpo e la mente ad aderire a certi ritmi frenetici? Un dettaglio però che spesso sfugge e che trascuriamo è che la psiche invece è una ribelle e difficilmente si lascia domare ed ingabbiare. La psiche può fare tilt, può fornire piccole o grosse avvisaglie di allarme, da non sottovalutare, neanche quando si ha la presunzione di avere una razionalità salda in grado di riportare tutto entro i ranghi della normalità prestabilita. La vera libertà si riduce così a ciò che abbiamo la fortuna di fare in quanto vivi e sani: camminare, passeggiare, mangiare, amare, ritagliarsi uno spazio per sé e per i propri piaceri, godere dei momenti di relax vissuti insieme ai propri affetti, perché se non le dessimo questa di interpretazione la libertà, rispetto a delle forze superiori che decidono laddove noi non possiamo umanamente arrivare, allora si annienterebbe, ma al contrario sarebbe immensa se rapportata a delle strutture di schiavitù inflitte ad alcuni popoli, ai metodi barbari, crudi e agghiaccianti a cui sono sottoposti, oppure alle menomazioni fisiche o mentali inflitte a tanti esseri umani dalla Natura, addirittura al momento della nascita. Ma la psiche si tara rispetto alla mentalità vigente e al proprio vissuto, e non sta tanto a guardare per il sottile, lei agisce d’istinto. E così può succedere che il robot faccia tilt e dimentichi un passaggio fondamentale. Si consuma una tragedia, rimangono solo il dolore straziante e i sensi di colpa logoranti. E la vita certamente non sarà più la stessa. Cosa significa davvero allentare? Rompere drasticamente questa rete di doveri in cui siamo impigliati e che spesso tolgono il sorriso e appiattiscono le emozioni o basterebbe poco, basterebbe tararci su altri aghi della bilancia, quelli che più si confanno al nostro sentire, alle nostre passioni, ai nostri desideri, ai nostri sogni, alla nostra curiosità bambina? La risposta la so, bisognerebbe solo darle fattezze più concrete. Certamente forza e coraggio non possono mancare.

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