Nizza.

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Per istinto di sopravvivenza la nostra vita stamattina riprende e prosegue. Non ci arrendiamo, non vorremmo e non dovremmo farlo, perché senza bellezza soffocheremmo e soccomberemmo; per istinto naturale e per necessità ci occupiamo delle nostre private quotidianità, perché siamo singoli individui prima di tutto, pronti a fare qualcosa nel nostro piccolo, anche per sentirci utili e divulgatori di amore e di bene, con i nostri doveri, i nostri voleri, i nostri istinti, nel nostro perimetro, sempre più ristretto se ci sentiamo braccati e terrorizzati. Devo dire però che davanti a questi scenari apocalittici, davanti al fatto che si susseguono stragi con una frequenza sempre più incalzante, davanti ad treno che si scontra con un altro e ad un tir schizzato, davanti a tutte le riflessioni che ne conseguono e con la morte nel cuore per le immagini terrificanti e disperate, non è facile rimanere positivi, è impossibile credere che esista davvero un modo per interrompere tutto questo o per prevederlo, e allora viene spontaneo pensare a come e quando e se finirà mai tutto questo orrore, viene da chiederselo per chi aveva l’incanto negli occhi ma gli è stato barbaramente strappato e distrutto, per chi ancora l’incanto negli occhi ce l’ha ma parla di attentati terroristici come delle bambole o dei supereroi perché in questa clima c’è cresciuto. Dopo tutti i massacri avvenuti nell’ultimo periodo mi ero voluta convincere che non sarebbe potuto accadere qualcosa di più vile e cruento di quanto già visto. E invece a Nizza decine e decine di persone sono state colpite a cielo aperto, sulla strada, senza alcuna pietà, persone che celebravano il giorno della festa nazionale, simbolo della libertà, soggiogate proprio in quello stesso giorno che ora diventerà anche quello di uno dei più grossi sfregi inflitti alla Nazione. La corsa all’impazzata di un camion le ha schiacciate e ammazzate come pedine in uno dei peggiori videogiochi. Accelerazione e folle corsa a zigzag per falciarne il più possibile. Vittime trucidate riverse su strada e gente impaurita e scioccata che scappa scavalcandole o nascondendosi in cerca di riparo e salvezza. Gente costretta a barricarsi in casa e obbligata a ricordare questa data non più come festa nazionale. Già soltanto questo può essere considerato come un sopruso e come la più grande, e perenne, sottrazione di libertà. Violenza fisica e traumi psicologici da cui saranno segnati a vita. Nessuna misura di sicurezza, neanche la più calcolata e strutturata, potrà mai proteggerci dalla totale assenza di scrupoli e dall’esaltata sete di sangue. Nel momento in cui inevitabilmente si abbassa un minimo la guardia, ecco che sferrano i loro atroci attacchi a tutto. Attentati alla vita, alla libertà, alla civiltà. Siamo sotto scacco. Lo ripetiamo ogni volta poi non so cosa succeda. Niente, non succede niente, o meglio non c’è niente, per quanto impegno e coinvolgimento possano metterci, che possa evitarcelo. Bisogna solo sperare di non essere nel loro mirino, di non essere il prossimo obiettivo, il premio e il culmine della loro furia cieca e della loro insensata esaltazione. Purtroppo veicolano anche le nostre menti verso ragionamenti egoistici e primitivi che ci fanno alzare gli occhi al cielo in segno di sollievo per non essere stati noi i prescelti come vittime sacrificali. Addolorarsi, spaventarsi, arrabbiarsi. E la vita è ammaccata come quel tir pieno di colpi dati con la massima violenza, oggetto inanimato e ignaro trasformato in una macchina da guerra, perché altro non è.

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