17 Maggio

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Tutto può arrivare all’improvviso. Cose belle e cose brutte. Non ci accorgiamo mai fino in fondo di quanto il tempo passi fulmineo e di quanto la vita sia imprevedibile finché non ci riflettiamo sopra o finché un fatto totalmente imprevisto non ci travolge e stravolge. Se ci venisse spontaneo capirlo saremmo capaci di goderci e gustarci avidamente ogni attimo. Probabilmente l’essere umano è mentalmente strutturato ad affannarsi e non a vivere unicamente per vivere e per abbellire la propria esistenza, ma si contorna di problematiche da risolvere, anche quando la problematica non sarebbe tale. Ma chi stabilisce entro quali termini e circostanze qualcosa che sopraggiunge nelle nostre vite può essere definito problema? Tutto è relativo e strettamente legato al nostro personale vissuto e al nostro sentire. Generalmente però non siamo abituati a fissare il momento fine a se stesso e solo con il senno di poi diamo importanza e valore a semplici momenti di vita trascorsa. Quando finisce il tempo di qualcosa o di qualcuno sono tantissimi i pensieri e le emozioni che vorrei convertire in parole adatte. Ma tradurli senza che perdano d’intensità a volte mi rimane impossibile. Non sono una particolarmente patita degli anniversari speciali e delle ricorrenze festose figuriamoci degli anniversari malinconici, quelli che però inevitabilmente ti ricordano più degli altri giorni un’assenza pesante. Ti muovi, mangi, parli, ridi, scherzi con un ritmo simile a quello di sempre ma nel tuo profondo più intimo l’astronave del ricordo è già partita e viaggia nel pensiero. Sono grande, grossa (più o meno), vaccinata (quando mi pare), indipendente (diciamo…), ma c’è sempre un momento del giorno in cui penso : “questo vorrei dirlo a papà”, “questo vorrei farlo con papà”, “qui ci vorrebbe papà che sapeva sempre qual era la cosa giusta da fare”.
Quando drammaticamente e di colpo si interrompe il tempo di qualcuno, si dicono tante cose, la maggior parte delle quali sempre pensate ma mai dette durante il tempo della vita. Rimane il rimpianto per tutto quello che avresti voluto sapesse. Impossibile lasciare andare ciò che fu, necessario continuare ciò che siamo. Rimangono i ricordi e le emozioni, che devono fluire. Se ci sono gioia, dolore, tristezza, paura, vanno vissute, vanno manifestate. Se vengono bloccate si forma una pietra prima piccolissima che poi diventa un macigno così pesante da riuscire a procurare anche dolore fisico. Un’emozione bloccata è una bomba ad orologeria in noi. Questo non significa urlare ai quattro venti le proprie emozioni o esternarle in maniera plateale, ma solo accettare di vivere dentro di sé ciò che accade e comunicarlo alle persone direttamente coinvolte. Oggi è un giorno particolare, dedicato a lui che non c’è più, a lui che, nonostante ne siano passati di anni e di acqua sotto i ponti, continua a mancarmi. Perché a certe assenze non ci si abitua mai, lo sappiamo. Una delle cose che spesso mi chiedo è se gli piacerebbe come sono ora, mi rispondo che sì gli piacerei abbastanza ma mi sembra di sentirlo farmi certe raccomandazioni e pungolarmi. Sapeva di aver messo al mondo un essere non propriamente normale 🙂 ma era capace di amare incondizionatamente me, per ovvi motivi filiali, e anche le persone che lo circondavano e a cui regalava il suo affetto, la sua solarità, la sua ironia, la sua socievolezza. Tante cose hanno cambiato posto in questi anni, ho lasciato andare persone e cose condivise con lui, un lasciare andare da dentro, in quel luogo in cui ci si aggrappa a ciò che è stato bello, ne ho trovate altre che gli piacerebbero. Sicuramente lui vive in me per le innumerevoli somiglianze caratteriali e perché difficilmente riuscirò a smettere di chiedermi cosa penserebbe, direbbe o farebbe. Se ne andò sette anni fa, in maggio, all’improvviso, andò via come era vissuto: di testa sua, senza sentire il parere di nessuno.
Oggi solo un abbraccio a chi vive quanto di peggio possa accadere ma che nonostante tutto si rialza, combatte, torna a sorridere senza quel velo di malinconia sugli occhi.

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
(Fernando Pessoa)

È la vita che accade. È la cura del tempo. È una grande possibilità. È un equilibrio sottile. Di esserne degno è il mio tentativo.
(Niccolò Fabi)

10 pensieri su “17 Maggio

  1. Quando si perde qualcuno c’è questa esigenza di continuare a portarlo nel cuore, anche a “fargli domande”, perché resti una parte di noi. Sono d’accordo con te, le emozioni vanno vissute, accolte e accettate, in questo modo rendono la nostra vita più intensa senza travolgerci. Un abbraccio anche da parte mia
    Alexandra

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