Elucubrando

– Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Per ogni volta in cui l’amore si è nascosto
o quando l’hai trovato eppure non l’hai detto
per tutte le parole che volevi urlargli in faccia
che a forza di pensare ti son rimaste in testa
ma non è poi così non va poi così
se lo vorrai tu lo capirai e non sarà tardi
nessun silenzio può durare troppo a lungo… –

Condivido una mia Nota di circa una settimana fa. Avrei voluto farlo subito dopo averla scritta ma poi passato l’attimo, mutate le prime sensazioni, ho preferito di no. Ho deciso di farlo ora perché credo appartenga profondamente alla mia anima, e questo blog in fondo ne contiene una buona parte.

Scrivo di getto per mettere nero su bianco le impressioni eruttate a caldissimo dal mio cervello elucubrante, dopo un alterco durato un giorno e non ancora risoltosi. Sto per raggiungere una mia amica ad una festa di quartiere, di quelle che lei insieme ad altri del comitato, un nutrito gruppo di fedelissimi della zona, organizzano per raccogliere fondi volti a sovvenzionare e sostenere diverse iniziative aggreganti, quali quella di stasera, una serata in pieno stile parigino immersa nella atmosfere dello swing e del burlesque.
Vi capita mai che nelle relazioni che intessete ed alimentate attraverso il confronto, ci rimaniate male a seguito di un’incomprensione, di un equivoco, di cose non dette esattamente come si vorrebbe, o a causa di caratteri difformi, per empatie di livelli opposti o quasi, per criteri di valutazione differenti, ma che ci rimaniate talmente male da non poter trattenere i vostri pensieri – cosa che di solito invece io sono abituata a fare – e da doverli vomitare all’esterno cercando di mantenere la dovuta cautela, senza sproloquiare, con lucidità e con cognizione di causa? Ecco, oggi è stato uno di quei giorni. Raramente mi capita e so che sbaglio a non comunicare quanto provato, specie se mi ha procurato una ferita, pur piccola che sia. Tacendo si permette al rancore di espandersi e alle elucubrazioni private di ingigantirsi. Quello però che mi spinge ad evitare di aprire il mio sentire e gli abissi del mio animo, è la consapevolezza di scavare nelle questioni analizzandole forse oltre il necessario. Non sono una visionaria, non lo sono mai stata. Visionaria nell’accezione negativa del termine. Non creo problemi dal nulla, non mi appesantisco per ogni minimo screzio o cosa o parola fuori posto, non sono acida, al contrario sono fin troppo malleabile e accomodante, questo perché mi sforzo di mettermi nei panni degli altri prima di dar voce a un giudizio troppo istintivo e magari gratuito. Analizzo continuamente punti di vista e risvolti e penso troppo, davvero troppo, purtroppo sono capace di produrre almeno 10 pensieri associati e concatenati al secondo. Quando mi succedono cose come quella odierna, cerco di raccogliere tutti questi pensieri, fargli prendere aria e ordinarli. Dopodiché penso a tutte le volte che involontariamente mi sono comportata in modo non consono al criterio altrui. Ma se successivamente a questa riflessione, continuo a darmi ragione, per l’accaduto specifico, allora significa che non posso proprio tenere confinati nel mio cuore e nella mia mente i pensieri che ho elaborato. Non c’è un secondo fine, non voglio instillare nell’altro sensi di colpa, non voglio creare inutili tensioni, ma le mie motivazioni sono valide e a confermarlo è la mia emotività. Scossa. Provata. Evidentemente sono state toccate corde profonde ed insondabili che mi rendono particolarmente sensibile. Poi però mi chiedo anche: possibile che a me sembri così naturale dover trattare il prossimo mio come me stesso, con la massima attenzione e la massima cura, che se qualche dettaglio, nella reciprocità e nello scambio con il prossimo in questione, viene meno io me ne accorgo subito? Ma in realtà, tutto sommato, non è che abbia tutta l’importanza che gli attribuisco? Starò esagerando? Devo ridimensionare? Cioè, magari ci si può passar sopra senza rimanere con l’amaro in bocca? E allora continuo a chiedermi : sarò oltremodo complessa, cervellotica e problematica io? Che è un po’ come dire “talvolta un pensiero m’annebbia l’Io: sono pazzi gli altri o sono pazza io?”.
In tutto questo calderone di riflessioni, ciò che più mi infastidisce è la mia reazione sentita e coinvolta e i ragionamenti spezza-poesia che il diverbio ha provocato, ragionamenti che imbrattano la mia anima sognatrice.
Così scrivo, per offrirmi un’altra opportunità di razionalizzazione, per calmarmi, per stemperare, per ridimensionare appunto, e per allentare un po’ di quella tigna che mi appartiene, specie quando mi sento trattata con insufficienti premura e considerazione. Lo so che mi passerà, so di essere imperfetta e tremendamente contraddittoria, ma tempo fa mi sono ripromessa di volermi bene per quella che sono e di farmi voler bene per lo stesso motivo. Mi auguro di non peccare di egocentrismo, narcisismo ed egoismo, ma mi auguro allo stesso modo di non cadere nell’errore opposto, quello che mi induce a mettere da parte me, il mio sentire che grida e i miei bisogni principali per il bene e la felicità altrui, perché in fondo la felicità altrui è anche la mia. Così agendo in passato mi sono autocondannata. A furia di accantonare me stessa e di rendermi diversa da ciò che sono, cresceva il mio rancore verso il soggetto con cui mi relazionavo, ma la causa di tutto ero io. L’altro/a non c’entravano, semplicemente prendevano ciò che io davo loro: tanto, tantissimo. Probabilmente avrei voluto che si fossero accorti da soli di quante richieste i miei silenzi celavano, avrei voluto che intuissero e facessero più di quello che comunque facevano o sembrava facessero. Pretendevo senza parlare chiaro. In realtà innescavo un meccanismo masochista. Poi c’è stato il periodo in cui inconsapevolmente ho assorbito dove potevo, questo risucchiare era un disperato tentativo di comprendere fino a che punto la relazione avrebbe potuto spingersi, da parte di entrambi. Sono contorta e pretenziosa forse, forse ricopro di attenzioni come fosse automaticamente una richiesta di averne altrettante, forse è una dinamica narcisistica che si avvia in questa strana maniera. La cosa però che sicuramente conosco e riconosco bene è il mio stato d’animo. Se non sono sfavillante vuol dire che l’afflizione pesa di più. Da domani spero di potermi stampare un sorriso sincero e appagato e di aver chiarito soprattutto l’irrisolto che è in me. Quello con cui sono abituata a fare i conti ormai da diversi anni. Dipendo dall’amore dato e ricevuto. Sono libera e totalizzante al tempo stesso e questo fa di me una delle persone più incomprensibili del pianeta, incomprensibile sopratutto a me stessa e non per vanto (ché adesso fa figo essere strani), ma decisamente con tormento. Ma è solo nello scambio di amore che mi sento una persona migliore. Ma è solo quando amo che mi sento completa, viva, piacevole, ricca.

A più di una settimana di distanza da questo scritto mi ritrovo a pensare che se tutti i confronti/scontri portassero determinati chiarimenti, allora utilizzarli come mezzo dovrebbe essere la prassi.

6 pensieri su “Elucubrando

  1. analisi assai dettagliata della stranezza umana in cui ci ritrovo pure il mio io

    forse pensiamo troppo, ma d’altronde tu sai come fare per staccare la spina?

    poi, fin che ci si sente pieni nell’amore credo non bisogna preoccuparsi molto, da qualche parte ci sarà sempre qualcuno in grado di amarci

    grazie di aver elucubrato con noi🌹

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    • Mi riprometto di pensare meno ma non c’è rimedio che rallenti la velocità del frullatore perennemente in azione 😊. E hai detto una cosa verissima: sentirsi pieni nell’amore ha sicuramente molti contro, ma ha soprattutto un meraviglioso pro, quello appunto di saper vivere la pienezza dei sentimenti, empaticamente.
      Grazie per aver letto! 😊

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    • Vero, Romolo. Tutto dovrebbe partire dall’amor proprio e niente dovrebbe prescindergli. Ma poi l’amor proprio non dovrebbe tramutarsi in egoismo (che poi dicono ci sia anche quello sano), la bontà e l’esser accondiscendenti non dovrebbero portare afflizione, l’esser accurati, attenti, generosi non dovrebbe portare all’autocompiacimento. L’equilibrio tra le mie parti è un obiettivo a cui tendo senza raggiungerlo mai. Posso dire però di aver raggiunto maggiore consapevolezza di me, dunque sono molto più vicina a manifestarmi per quella che sono rispetto a quando temevo potessi essere sbagliata e allora mi fingevo diversa per collimare il più possibile ad un ideale. Devo dire però che non ho mai resistito troppo…
      😊

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  2. Io credo nella filosofia del “Tutto e subito” poiché quello che dici adesso, è sempre meno rispetto a quello che dirai domani. Mi spiego: se io devo dire qualcosa riguardo a una questione, una situazione, la dico subito, così non mi tengo dentro quello che vorrei dire, che altrimenti si accumulerebbe nel tempo. Lo so che ci sono circostanze e situazioni che non lo permettono, ma è meglio dire le cose come stanno in maniera non nervosa ora, che dirle domani, in maniera aggressiva. Beso;)

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    • Hai ragione, Em@. Molte delle nostre sensazioni vanno esternate nel momento in cui si provano, senza rimuginarci sopra e senza che il tempo le stemperi subdolamente. Le cose dette sull’onda del momento almeno sono state espresse, e allora ci si può confrontare e a quel punto magari capire se è possibile ridimensionare. Mi sto esercitando 😊.
      😘

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