Re-cordis: ripassare dalle parti del cuore

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Ti regalai un abisso, disse lei,
ma in maniera tanto sottile che lo capirai solo
quando saranno passati molti anni e sarai lontano dal Messico e da me.
Quando ne avrai bisogno lo scoprirai,
e quello non sarà
il finale felice,
bensì un istante di vuoto e felicità.
E magari allora ti ricorderai di me,
anche se non tanto.

(Roberto Bolaño)

Oggi dopo molto tempo ho rincontrato due persone speciali con le quali ho condiviso un consistente pezzo di vita, decisamente più spensierato dell’attuale. Ogni volta che ci rivediamo, proprio per l’intensità di quanto vissuto insieme, non possiamo evitare di rituffarci nei ricordi di ciò che e di chi non c’è più e continua a mancare. Quello che viene ricordato non esiste più, fa parte di un’altra dimensione, ed è proprio la mancanza incolmabile che spinge a mettere tutto sul piano del “se solo fosse ancora qui, se solo tutto fosse ancora come un tempo”. Quante volte vorremo cancellare e dimenticare per non soffrire ma poi il ricordo diviene invece qualcosa a cui ci aggrappiamo, un dolce riempitivo, qualcosa che scava riempiendo oppure semplicemente qualcosa che produce, a distanza di tempo, un sorriso sereno, perché forse con il tempo tutti i ricordi diventano belli tranne quelli che belli ci diventano perché il presente dà loro una prospettiva ingannevole. Nella fattispecie quelli di oggi condivisi davanti ad una tisana calda mentre fuori piove, non sono lieti, ma malgrado addolorino ci mettiamo lo stesso a ricordare quasi fosse per assurdo un rito volto a placare le tensioni quotidiane, una sorta di sfogo liberatorio, illudendoci che ci consoli. Con gli occhi lucidi, qualche sospiro malinconico e la voce a tratti strozzata, puntualmente ricordiamo chi ha riempito quelle giornate, persone a noi care che ora non ci sono più, che se ne sono andate via troppo presto o che sono ancora con noi fisicamente seppur trasformate, e che non sono in condizioni di poter interagire come erano solite fare un tempo, contribuendo attivamente, con tutta la loro grinta, la loro energia e la loro caparbietà. E allora credo davvero che la nostra memoria rappresenti una buona parte della sostanza di cui siamo fatti, che si mescola al pensiero e alla pratica. In noi c’è una percentuale di ricordi a breve termine, continuamente in transito, recenti, limitati, scientifici, computerizzati, razionali, e una percentuale di ricordi a lungo termine, quelli più radicati e romantici, che comprendono tutti gli episodi che hanno contribuito a formare il mosaico della nostra vita. Momenti custoditi in una scatola strapiena, dove frughiamo per ritrovare o rivivere un attimo felice, tanti attimi che hanno costituito un periodo, un periodo di vita che assume la sua ragion d’essere unico, emozionante ed esclusivo proprio perché ha avuto un termine. E nostalgicamente lo ricerchiamo dentro di noi, ci immergiamo nello stato d’animo provato, ci sforziamo di ricordare suoni di voci, espressioni, risate, gesti, circostanze. Giornate sì e giornate no da ripercorre e visualizzare nella memoria, entusiasmi, tristezze e struggimenti che fanno parte di un passato diverso dal presente, di un presente che arriverà anch’esso un giorno a tramutarsi in passato. Siamo fatti di ricordi, di sogni, di speranze. Ci culliamo in una dolce masochistica malinconia ma costruiamo nuovi ricordi ogni giorno, motivo per cui il presente con le sue bellezze, le sue amarezze, i suoi tranelli, le sue sorprese e i suoi doni andrebbe vissuto in maniera piena, anche nelle avversità e nelle circostanze sventurate, con tutta la difficoltà che farlo richiede. Lo dico perché vivo sulla mia pelle una situazione in cui la memoria gioca purtroppo un ruolo fondamentale a sfavore di chi non la possiede più. E mi dico che anche questo periodo diverrà un ricordo, un triste rabbioso ricordo di quanta spersonalizzazione e privazione di dignità, di autonomia, di dimensioni tutto ciò abbia portato. Ma voglio sia anche un ricordo dolce, un ricordo agrodolce, ricordato tra le lacrime con la dolcezza degli sguardi, la tenerezza dei gesti ricevuti e l’amore trasferito, scambiato e comunicato e con l’amarezza per il sentimento di impotenza sovrumana e dilaniante provato. Siamo fatti di ricordi da rivivere in noi nel guscio dei nostri pensieri più viscerali, siamo fatti di ricordi di cose lette, viste, studiate, amate, per le quali ci siamo appassionati e che abbiamo scritto o raccontato, ma anche di sogni da realizzare e di speranze da costruire, perché saranno proprio questi i nostri ricordi di domani.

 

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