Sii paziente


La pazienza è quella virtù un po’ strana, antipatica e conflittuale, più diffusa tra i nati calmi, che in molte occasioni siamo soliti concedere e regalare anche quando vorremmo solo esplodere in un impeto di reazione impulsiva. La attiviamo un po’ per compensazione un po’ perché se non disponessimo neanche di un briciolo di pazienza le relazioni umane nei loro necessari equilibri, tra diversità e contrasti, diventerebbero complicate o impossibili. Esiste chi di natura ha pazienza da vendere, perché ne è dotato caratterialmente da sempre. Di pazienza spesso ne concediamo a chi ne ha ben poca della sua, e forse esiste in questo meccanismo un controbilanciamento che va oltre le logiche umane ma che è istintiva autoregolazione di esseri pensanti. La pazienza ha tratti positivi quando a regnare sono sentimenti belli in nome dei quali ci ostiniamo a pazientare. In questo caso pazientiamo con la convinzione che farlo ci porterà qualcosa di bello nella relazione, pazientiamo perché il fatto di apportare un bene o un qualche equilibrio fa stare bene anche noi. Perché siamo fatti così. I tratti negativi subentrano quando l’ostinazione ci mostra una realtà deformata e altera il limite massimo previsto dall’umana specie. Alla pazienza adoperata va applicato un limite di sopportazione invalicabile superato il quale pazientare non diventa eroismo ma ostinazione malsana che poi equivale al momento in cui la pazienza diventa sopportazione. Nessuno ha mai distribuito medaglie per come e quanto siamo stati bravi a pazientare. La pazienza è diversa dalla tolleranza, è più sottile, più ambigua e subdola. Già ci vuole molta pazienza e comprensione verso se stessi e le proprie falle, fino a che punto condurre una vita tutta all’insegna del portare pazienza? Cosa porta e cosa lascia, mi chiedo. Se la pazienza trionfa sugli altri sentimenti, se li copre, se sentire che di pazienza si tratta è maggiore dei sentimenti che ci spingono a mantenerla, se la fatica che a volte si fa per essere pazienti produce effetti nocivi, se avere pazienza lo consideriamo un atto di comune galateo, un comportamento dovuto e imposto dalla comune morale e sociale o uno sforzo disumano che soffoca la tensione positiva che ci spinge ad averla, allora ma chi ce lo fa fare. La verità è che troppe volte siamo costretti a mantenere la pazienza per motivi più grandi di noi, che in situazioni diverse da quelle sociali non può prevalere su altri sentimenti e se prevale allora deve essere solo perché sentiamo forte di salvaguardare certi sentimenti. Mi sono svegliata con in mente il bilancio di tutte le volte in cui ho adottato la mia spiccata invincibile pazienza. E ho capito che anche meno andava bene.

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