Preservare la meraviglia

Possiamo viaggiare, girare il mondo e ritrovarci a vagare e contemplare stupiti le sue bellezze, le sue contraddizioni, le sue pene e poi fermarci riflessivi, curiosi, cogitabondi al cospetto di altre circostanze, altre condizioni, altre abitudini, altri usi, costumi, cibi, tradizioni. Diversi dai nostri. Potrebbe capitarci di sentirci infinitamente piccoli e di ridimensionare le nostre manie, i nostri problemi, le nostre preoccupazioni e le consuetudini che rafforzano e danno un equilibrio rassicurante alle piccole grandi certezze del nostro microcosmo. Ma poi quando durante la tua routine, arriva l’ora di cena e accosti la macchina vicino al fornaio, avverti il profumo del filone di grano duro caldo che è lì ti aspetta, che sembra uscito dal forno apposta per te, e sprigiona nell’aria la sua fragranza, e poi lo osservi mentre la carta che lo conterrà lo avvolge, la stessa carta che raccoglierà un po’ delle sue briciole, ti rendi conto che rientrare a casa con un tozzo di pane caldo darà sapore, spessore e sostanza a qualsiasi altro alimento tu deciderai di abbinarlo per farne companatico. Sentirai il coltello che lo affetta e sarai bambina grata per le piccole tradizioni tramandate, così come quando tuo padre ogni sera tornava a casa con un pane diverso da farti assaggiare. Preserva la capacità che hai di meravigliarti perché è lì che si nasconde la differenza tra chi si è già annoiato e chi proverà a non farlo mai. Il pane, le mani che impastano, i forni che cuciono, patrimonio dell’umanità.

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